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27 novembre 2009

Fino a che carica non ci separi

Forse non tutti sanno che, dal primo gennaio 2009, circa un anno fa ormai, l'Italia, dopo aver recepito una specifica direttiva europea del 2006, ha avviato la strutturazione di un sistema di raccolta delle pile usate: secondo l'UE, entro il 2009, ogni paese membro dovrà avere un proprio sistema di raccolta di tutti i tipi di batteria.

Per anni il problema delle pile alcaline e a bottone è stato sottovalutato. Ogni anno in Italia vengono acquistate milioni di pile per alimentare il fantasmagorico corredo elettronico delle nostre case e per anni, come è facile intuire, queste migliaia di tonnellate di batterie, una volta scariche, sono finite in genere nei cassonetti con il resto dell'immondizia indifferenziata.

Nonostante da qualche anno siano presenti in diverse città italiane (per iniziativa degli enti locali) gli appositi contenitori per la raccolta differenziata delle batterie, considerate rifiuto pericoloso, ben pochi di noi li hanno utilizzati, non solo per la pigrizia di dover gettare le pile usate magari a qualche isolato di distanza, ma anche per la scarsa informazione sull'argomento.

È importante, allora, considerare che, per quanto piccole, anche le batterie da pochi volt che si annidano nei telecomandi, nei giocattoli dei più piccoli e in una serie pressoché infinita di altri piccoli elettrodomestici hanno un notevole potenziale inquinante.

Come piccole bombe ecologiche, infatti, le pile contengono una discreta varietà di metalli pesanti e sostanze tossiche che se disperse nell'ambiente possono facilmente rientrare nella catene alimentari. Tra questi il più temibile è il mercurio, corrispondente all'1% del peso delle pile alcaline e fino a un terzo delle pile "a bottone", quelle contenute per esempio negli orologi e nelle calcolatrici.

Negli ultimi vent'anni l'Italia è diventata uno dei leader mondiali nel riciclo delle batterie "piombose" esaurite di automezzi e imbarcazioni, arrivando a ritirare e riciclare la quasi totalità di quelle a fine utilizzo sull'intero territorio nazionale. Grandi numeri, dovuti all'efficienza del Consorzio nazionale batterie esauste (COBAT), l'istituzione che ha accettato la sfida della raccolta delle batterie di piccoli elettrodomestici ed elettroutensili.

L'impresa chiesta dall'UE è quella di arrivare a raccogliere mediamente almeno il 25% delle batterie esaurite entro il 2012 e addirittura il 45% entro il 2016: obiettivi ambiziosi che richiedono organizzazione, efficienza e capillarità dell'azione di raccolta ma anche una grande partecipazione da parte del cittadino.

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