Bulimia elettronica
Li chiamano Rifiuti di Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche (RAEE) e rappresentano la categoria di rifiuti in più rapido aumento in tutto il mondo. Due le cause alle base del boom della spazzatura elettronica: da un lato, la continua corsa all'aggiornamento del settore ICT (Information Communication Technology), i cui attori sono coinvolti in una gara senza fine fatta di grandi numeri e concorrenza tecnologica condotta con straordinaria aggressività verso il mercato aggredito ogni mese da decine di novità; dall'altro, il costante ampliamento degli orizzonti commerciali del settore, con lo spalancarsi di opportunità mai avute prima d'ora (le nuove frontiere sconfinate rappresentate da Cina e India). Ogni anno vengono prodotti oltre 200 milioni di computer, circa un miliardo di telefoni cellulari e oltre 40 milioni di televisori: riuscite a immaginare quale sia il loro destino?
Le parole più in voga nel mondo della tecnologia d'ampio consumo sono innovazione e obsolescenza. In poco tempo l'avanguardia tecnologica di un attimo prima diventa tanto superata da essere indigesta al mercato se non addirittura inutilizzabile. Noi stessi consumatori siamo spinti a rincorrere il treno in corsa dell'evoluzione dell'elettronica domestica perché ogni nuovo modello evidenzia i limiti di quelli precedenti. Tutto ciò crea un meccanismo economico immenso, alimentato da cifre persino difficili da scrivere.
Il ricambio frenetico degli apparecchi elettronici, tuttavia, non crea soltanto flussi economici imponenti, crea anche quantità impressionanti di rifiuti ingombranti, difficili da smaltire e riciclare, dannosi per l'ambiente e alla lunga tossici anche per l'uomo. In tutto il mondo, secondo dati Onu, in un anno si possono arrivare a produrre 40-50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, in Europa circa 10 e in Italia circa un milione. Questa colossale montagna di plastica, metalli e cristallo raccoglie lavastoviglie, televisori, lavatrici, frigoriferi, piccoli elettrodomestici da cucina e da bagno, computer e monitor, impianti stereo, consolle da gioco, cellulari… insomma, tutte le specie che popolano la sconfinata foresta elettrica dell'elettronica.
L'ammasso dei RAEE sarebbe già di per sé un grave problema per l'ingombro ma diventa enorme considerando la tossicità di molti dei componenti degli apparecchi elettronici. Non manca una folta rappresentanza di metalli pesanti, bromurati, sostanze alogenate e PVC che se dispersi nell'ambiente, o smaltiti senza seguire le giuste procedure, risultano fortemente inquinanti e dannosi a livello ecologico e igienico sanitario. Ma la gestione di questo tipo di rifiuti è deficitaria quasi ovunque nel mondo. Nessuno riesce ancora a smaltire i RAEE con l'efficienza con cui si smaltiscono altre classi “tradizionali” di rifiuti. Si è peccato, come spesso accade, di lungimiranza rimandando la questione il più a lungo possibile.
Questione che sta diventando tanto spinosa da aver attirato qualche anno fa l'attenzione delle Nazioni Unite. L'Unep (United Nations Environmental Programme, organismo Onu che si occupa delle più cogenti tematiche ambientali), l'UNU (United Nations University) e la Conference on Trade and Development (UNCTAD) hanno promosso, coinvolgendo università, istituti di ricerca e grandi aziende di tutto il mondo (nessuna italiana, a dire il vero), lo StEP (Solving the E-waste Problem) iniziativa che ha come fine il monitoraggio della produzione di rifiuti elettronici a livello globale e l'individuazione di buone pratiche nella loro gestione. In Italia del problema si occupano varie realtà, tra le quali consorzi come ReMedia o Ecodom (consorzio di riferimento per i grandi elettrodomestici) nati sulla spinta normativa del D. lgs. 151/05 specificamente dedicato allo smaltimento di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Attualmente si incominciano a vedere i primi effetti dell'applicazione del decreto, ma siamo ancora ben lontani dal considerare il problema sotto controllo soprattutto perché la maggior parte degli elettrodomestici che scartiamo non viene conferita nelle isole ecologiche o ai produttori (come previsto dal decreto) o sfruttando i servizi messi a disposizione dalle agenzie comunali: dei 14 kg di RAEE prodotti ogni anno da ciascun italiano, soltanto 2 vengono smaltiti separatamente secondo le corrette procedure. Ma forse per capire come arginare questa immane valanga elettronica non dovremmo chiederci come smaltire i vecchi elettrodomestici quanto piuttosto interrogarci sul nostro consumo bulimico di high tech domestico